Declaratio Benedetto XVI, una semplice lettura e analisi sul senso del testo.

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2013/02/11/0089/00244.html

● DECLARATIO DEL SANTO PADRE

Fratres carissimi

Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vita communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.

Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.

Fratres carissimi, ex toto corde gratias ago vobis pro omni amore et labore, quo mecum pondus ministerii mei portastis et veniam peto pro omnibus defectibus meis. Nunc autem Sanctam Dei Ecclesiam curae Summi eius Pastoris, Domini nostri Iesu Christi confidimus sanctamque eius Matrem Mariam imploramus, ut patribus Cardinalibus in eligendo novo Summo Pontifice materna sua bonitate assistat. Quod ad me attinet etiam in futuro vita orationi dedicata Sanctae Ecclesiae Dei toto ex corde servire velim.

Ex Aedibus Vaticanis, die 10 mensis februarii MMXIII

BENEDICTUS PP XVI

[00244-07.01] [Testo originale: Latino]

● TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Carissimi Fratelli,

Vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Dal Vaticano, 10 febbraio 2013

BENEDICTUS PP XVI

[00244-01.01] [Testo originale: Latino]

PICCOLA ANALISI.

Lo dico chiaramente, non sono una Latinista, tantomeno una Teologa e Canonista. Ma leggendo la Versione Italiana e Latina, scorgo che la parola “MUNUS” viene tradotta con “Ministero”.

Tanto per iniziare, diciamo che Munus e Ministerium sono inscindibili e che il Ministerium non può non venire che dall’ottenimento del Munus, ossia l’Incarico di Essere Papa. L’articolo 332 comma “2” del CDC, nel libro II, parte II, sezione I, capitolo I, art. 1, dice che:

 “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”

Quindi, leggendo mi pare di trarre la conclusione che Benedetto ha lamentato la gravità del Ministero, vista l’età e la sua salute, di persona anziana. Il Ministero, che permette al Papa di fare il Papa, quindi di GOVERNARE la Chiesa, discende dall’Incarico o Ufficio di Essere Papa di conseguenza “Il Munus”. Quindi, dice chiaramente di rinunciare al Ministero. Infatti negli anni, Benedetto ha chiarito cosa intende lui, infatti si è parlato di “Ministero esteso”, ossia due Ministeri uno Attivo, che oggi sarebbe esercitato da Bergoglio e l’altro Contemplativo, esercitato da Benedetto XVI, in quanto nel 2005 quando fu eletto Papa, diede un SI assoluto. Qui possiamo leggere:

“La gravità della decisione [di dimettersi] è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata”. “Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro”.

Queste affermazioni, chiarirebbero perchè veste ancora di bianco, si fa chiamare “Sua Santità” e tiene il Nome scelto. Così scrisse nella Declaratio:

“Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.“.

Negli anni dal 2013 ad oggi, varie personalità si sono espresse tra cui i Cardinali dei “Dubia”. Il Cardinale Burke disse sul fatto che il Papato possa essere “biforcato” e diviso in un qualche modo, che è pura fantasia, finanche all’eresia (Mons. Bux). Infatti, per vari latinisti, le parole “munus e ministerium” sono state usate intercambiabilmente, ossia l’una sta per l’altra. Perchè il Papato è storicamente e Divinamente nato come Monarchia, quindi si esige che il Re sia UNO, sia nella sua Fisicità che nella sua Giuridicità. Lo stesso, logicamente vale per il Papa. E’ vero che il Papa, come il Re, se non si sentono più di assolvere i loro impegni, possono nominare un Delegato da Lui autorizzato. Quindi, se Benedetto XVI non ha voluto dimettersi in realtà poteva nominare un Delegato, che ovviamente su SUA Delega poteva svolgere le mansioni che il Papa gli affidava al posto suo. E che ovviamente, se era un Cardinale delegato del Papa, non può essere nominato nel canone della Messa.

Il cardinale Burke definisce l’idea che il papato potesse essere biforcato o ampliato “fantasia”. “L’ufficio deve inerire una persona fisica”, ha detto.

Il munus e il ministerium sono inseparabili”, ha spiegato anche lui. Il munus è una grazia che viene conferita, e solo in virtù di questa grazia si può svolgere il ministero”.  Quindi, “se uno non ha più quella grazia perché ha ritirato la sua volontà di essere Vicario di Cristo sulla terra, allora non può esercitare il ministero petrino”.

Il Cardinale ha poi osservato che il papato non è un sacramento nel senso che c’è un carattere indelebile”.

Quindi, non vi può essere divisione tra le due sfere, in ambito ne fisico ne giuridico, o creare “papati condivisi”, ampliati ecc.. Alla fine anche Ratzinger non ha mai avallato tesi eterodosse sulla natura del Papato, spesso è stato tradotto male e fatto apparire eterodosso, anche se si ammette che Ratzinger abbia pensato sulla possibile divisività tra Munus e Ministerium, ma di non essere sicuro.

“Ha detto che la mancanza di chiarezza sulla posizione di Ratzinger è aggravata dal fatto che i traduttori hanno tradotto male Ratzinger e lo hanno presentato come un sostenitore di idee eterodosse, mentre in realtà egli riportava il pensiero di qualcun altro piuttosto che esprimere il suo”

Un teologo dice che ha voluto usare un metodo di composizione della prosa elegante, senza ripetizioni, infatti, la lingua tedesca stessa non ama le “ripetizioni”, in effetti, una parola significante la STESSA COSA, può avere anche più di due sinonimi. Il tedesco è la lingua neolatina che più si avvicina al Latino, sia come grammatica che altro. Vari dizionari di latino, possono far coincidere le parole “munus e ministerium” come sinonimi.

Di conseguenza, sarebbe un falso problema.

Ma in ambito giuridico, nonostante tutte queste discussioni, cosa il diritto della Chiesa dice, ai fine dell’ordine generale? Siccome, la Chiesa è anche istituzione di Diritto, come ogni istituzione ha le sue leggi. Tale situazione può essere paragonata al fatto che un Uomo pensa di non essere validamente Sposato con la Moglie. Ma ovviamente non può far di testa sua, deve aspettare il Tribunale Ecclesiastico. Stessa cosa vale qui.

Siccome, la Chiesa, giuridicamente non va a caccia delle intenzioni di un singolo, presume dagli atti la Validità di un fatto. Per le intenzioni c’è Dio.

Quindi, anche se qualcuno è convinto che Benedetto XVI è ancora Papa, dovrebbe aspettare il giudizio della Chiesa prima di agire in base a questa convinzione, ad esempio, un sacerdote in quella posizione dovrebbe continuare a menzionare Francesco nel canone della Messa”.

Mi pare ovvio. Non possiamo sondare le intenzioni tantomeno creare inutili diatribe. Purtroppo, anche io spesso pensando e ripensando, mi creo confusione. Ma sono falsi problemi, che appunto non sta a noi decidere. Tanto meno a Minutella.

“Portando l’argomentazione di Mons. Bux a favore dell’esame della validità giuridica dell’abdicazione a tutto tondo, ha detto de Mattei: “Se fosse provato che Benedetto XVI aveva l’intenzione di dividerla, di modificare la costituzione della Chiesa voluta da Nostro Signore, sarebbe caduto in eresia, con tutti i problemi che ne sarebbero derivati. La situazione attuale della Chiesa non è già abbastanza grave senza complicarla ulteriormente?”

Tanti Cardinali hanno avuto questo dubbio. Ma sono giunti alla conclusione che è tutto regolare o che sarebbe da provare, intanto sono “Una Cum Francisco”

Quindi, che devo dire? come devo procedere?, ovviamente non sta a me definire, sta a chi di Dovere e di competenza. Quello che possiamo fare è chiedere chiarezza. Ma Benedetto XVI, si dice, abbia riconosciuto Francesco come Papa, almeno da come dice il suo “aiutante” Gänswein:

“Presentando queste preoccupazioni all’arcivescovo Gänswein, gli abbiamo chiesto: “Papa Benedetto XVI aveva intenzione di dimettersi dal munus petrino così come viene definito nel diritto canonico (canone 332, §2), o solo per le azioni pubbliche che riguardano quel munus?”

Ho già chiarito più volte il ‘malinteso’“, ha risposto. “Non ha alcun senso, anzi, no, ancora di più, è controproducente insistere su questo ‘malinteso’ e citarmi più e più volte. Questo è assurdo e porta all’autolesionismo [Selbstzerfleischung]. Ho detto chiaramente che c’è un solo Papa, un solo Papa legittimamente eletto e in carica, e questo è Francesco. Amen”.

https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2016/08/16/news/sciacca-non-puo-esistere-un-papato-condiviso-1.34821300

“Dunque la doppia modalità di trasmissione per i vescovi del munus episcopale da un lato, della potestas dall’altro, non si applica al Papa?

«Il munus petrino è solo ed esclusivamente un primato di giurisdizione. Non si può rinunciare al solo esercizio di questo primato, conservando “qualcosa” di residuale, quasi che la potestà pontificia conferisca all’eletto in conclave un qualche carattere sacramentale speciale e permanente anche dopo la rinuncia».”

In conclusione, è ovvio che tutta la faccenda sia un NONSENSE giuridico, a molti scoccia tornare su tale questione perchè pensano sia tutto apposto. Ma se deve essere davvero un falso problema, ce lo spieghino.

Il Papato è indivisibile nella sua Unicità, Ratzinger lo sa altrimenti cadrebbe in eresia, ovvio che usa le parole “munus e ministerium” in maniera ambivalente per dire la stessa cosa e far sembrare al tempo stesso di dividerli. Volendo poteva nominare un suo delegato, come ho detto prima, ma perchè non l’ha fatto?

La Chiesa è una Monarchia Assoluta ed elettiva al tempo stesso, per Costituzione Divina, non può essere trasformata in Costituzionale.

Probabilmente, conoscendo il fatto della “Mafia di San Gallo”, li ha lasciati agire, volevano una “dichiarazione di dimissioni” e l’hanno avuta, tanto sono accecati che non si sono accorti degli errori grammaticali imperdonabili per uno come Ratzinger “fine latinista” . Adesso sta alla Chiesa agire e prendere consapevolezza per il bene dei Fedeli.

Papa Ratzinger

2 pensieri riguardo “Declaratio Benedetto XVI, una semplice lettura e analisi sul senso del testo.”

  1. Gentilissima lei conclue con ” …adesso sta alla Chiesa agire e prendere consapevolezza per il bene dei fedeli.”Mi domando quale Chiesa lei intende? Quella eretica e massonica di papa Francesco? A nessuno è dato conoscere le pressioni e i ricatti che hanmo condizionato la rinuncia di papa Benedetto. Ricordiamoci che i sostenitori dell’aborto, delle unioni civili dell’industria farmaceutica, delle comunicazioni, dell’informazione, delle banche, delle armi biologiche e della ricerca genetica fanno capo alla Massoneria, che domina il mondo, vuole, costi quel che costi, una Chiesa senziente ai suoi voleri. Ben si è visto con la chiusura delle chiese per un virus che può solo danneggiare il corpo, non le anime bisognose, più che mai, d’Eucaristia. La nostra Chiesa risorgerà dopo devastanti, tremende e inimmaginabili prove ormai prossime, ben meritate alla stessa, per farla, risorgere in purezza.Preghiamo!Cesare Barbadoro Inviato dal mio Galaxy

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    1. Sono del parere che se davvero vi è irregolarità, sarà Dio stesso ad intervenire anche magari tramite Benedetto stesso. Prima di morire, ovvio che al momento la Sede è impedita. Altrimenti, hanno ragione loro.

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